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Germagno
 

Secondo alcuni autori, il toponimo attesta l`insediamento di popolazioni germaniche. Effettivamente alpigiani walser, provenienti da Ornavasso nella bassa Valdossola, scavalcarono il crinale del Monte Massone che divide la valle Strona dalla Valdossola, e si stabilirono su questo versante della montagna.
Secondo altri autori, pur non suffragata da riscontri storici, il nome di Germagno deve la propria origine alla definizione latina di Germen magnum, copiosa germinazione, forse allusiva della ricchezza dei campi e dei pascoli che si estendevano tutt`intorno al villaggio di un tempo.  Questa teoria è riferita alla scritta che accompagna lo stemma affrescato sulla facciata della casa comunale e porta sul cartiglio l`elegante distico: GERMEN MAGNUM Germina magna paris, Germanium; dicito quaeso, Dixeris acquo num numinie? Vera punto. - Germagno, tu produci grandi germogli; dimmi di grazia, se poi chiamato con giusto nome? Lo credo. - Per tutto il medio evo la storia della valle Strona (e quindi di Germagno) è strettamente legata alla vicenda dei Signori di Crusinallo. Questi discendevano da un ramo della famiglia dei Conti di Castello, nobili franchi che avevano parecchi feudi nell`alto novarese dall`epoca carolingia (sec. IX).

Le Sanguinose guerre tra il Comune di Novara e quello di Vercelli, sec. XIII, travolgono i Signori di Crusinallo, costretti a cedere tutte le loro terre al Comune di Novara. Dall`elenco dei luoghi, contenuto nella convenzione del 21 agosto 1221, risulta citato Germagno con Loreglia e Luzzogno.  Evidentemente erano le comunità organizzate della valle Strona, almeno di quella parte sotto il dominio dei Crusinallo. Nel 1397, tutta la pieve è conquistata da Gian Galeazzo Visconti, ed entra a far parte del grande Ducato di Milano ed aggregata alla Contea di Angera, Nell`anno 1397, si conclude anche la lunga lite che aveva opposto i comuni di Germagno e di Omegna per definire i confini dei rispettivi territori. La pergamena di transazione, conservata nell`archivio storico di Omegna (vol. 1-1, cartella 29, n° 4), è l`atto più antico in cui un paese della valle compare come comune. Il documento ha grandissima importanza storica perché certifica la costituzione di Germagno in comunità autonoma dal XIV secolo.

I rapporti tra i valligiani e Omegna erano mal sopportati, quando scendevano al mercato del giovedi dovevano pagare la tassa per posare le mercanzie (terratico) ed una maggiorazione sul prezzo del sale, perché considerati foresi, ossia non residenti nel borgo. I valstronesi tentarono di andare al mercato di Orta ma ne furono impediti dagli uomini di Omegna.  Scoppiò un tafferuglio (mercoledi 29 aprile 1542) seguito da una missione punitiva da parte degli abitanti di Omegna, che avevano assoldato pure una banda di cento uomini. I soldati dovevano mettere a ferro e fuoco Luzzogno, il centro più importante della valle e che già godeva di autonomia religiosa. La spedizione non sorti effetto perché fra Guglielmo di Germagno avverti quei di Luzzogno. Insomma, Germagno, pur trovandosi confinante con Omegna, si sente parte integrante della valle Strona e ne segue il destino e la storia. Ma la peculiarità di Germagno sta nell`architettura delle sue più antiche abitazioni, aperte nella facciata da ordini di loggiati sovrapposti. Una consuetudine architettonica che, pur essendo diffusa in tutto il bacino del lago d`Orta e nella contigua val Sesia, trova proprio nel territorio di Germagno il suo esempio più rimarchevole nella cosiddetta Cajascia.
Chiesa di San Bartolomeo.
Al XVI secolo, insieme all`autonomia ecclesiastica decretata dal vescovo novarese Morone, risale anche la ristrutturazione e l`ampliamento dell`antico oratorio romanico.
E` appunto a seguito di questi lavori che la Chiesa di San Bartolomeo ha assunto l`attuale conformazione a due navate. All`esterno è affiancata da una torre campanaria, caratterizzata dall`alta guglia.

Tratto dal Sito del Comune di Germagno


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